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IL RACCONTO DI UN SOGNO
Anche se oramai sono passati molti mesi, il ricordo di questa straordinaria avventura è quanto mai
indelebile, e non troviamo alcuna difficoltà oggi a rivivere con la mente ogni singolo momento di quella che per il nostro duo è
stata la battuta con la B maiuscola. Non capita certo tutti i giorni di trovarsi ad affrontare
le "acque sante", a poco più di vent'anni e per la
bellezza di tre settimane di seguito...avete capito giusto, 20 notti di pesca nella grande riserva francese di Saint
Cassien! La cosa non ha nulla di straordinario se rapportata alla moltitudine di angler proveniente da molti paesi europei e dal Regno
Unito che affrontano regolarmente le grandi acque continentali per periodi lunghi anche più di tre settimane; trova invece più meraviglia all'interno dei nostri confini, dove non si è ancora instaurata tale filosofia.
L'idea ci venne più o meno a maggio, dopo aver trascorso un'ottima primavera nelle nostre
abituali poste prima della frega.
Avevamo voglia di cambiare aria, eravamo oramai saturi delle voraci regine di bonifica che ti portano alla nausea da cattura (nessuno ce ne voglia, ma dovreste provare a venire dalle nostre parti!), delle zanzare che ti seguono a nuvole, delle notti insonni su e giu per gli alti argini di ontenimento...contenimento...l'occasione poi cadeva a fagiolo in quanto entrambi ci trovavamo liberi da impegni lavorativi per
tutto il mese di ottobre, bisognava assolutamente sfruttare una manna simile. Restava "solamente" da decidere quale
sarebbe stata la nostra casa per quasi un mese e organizzare la spedizione, consci del fatto che comunque avevamo quattro mesi a disposizione. Il nome fù come il rintocco di una campana che scandisce le ore su di una torre medievale, CASSIEN, il mito, la leggenda, la storia del carpfishing.
Ci sentivamo eccitati all'idea di poter calare i nostri terminali in quell'acqua cristallina, che aveva visto boiles di ogni tipo,
forma e colore, le cui rive erano state battute da nomi leggendari, i cui tramonti e le cui albe avevano fatto innamorare carpisti da ogni
parte del mondo, e le cui carpe avevano fatto gioire e penare quest'ultimi. Non sarebbe stato sicuramente facile, ma
l'entusiasmo e la voglia di poter posare davanti all'obbiettivo con una di quelle Signore ci
caricava, e prevalicava le difficoltà che avremmo potuto incontrare. Iniziammo così a documentarci, a
chiedere il maggior numero di informazioni possibili riguardo esche, terminali, morfologia del fondale, particolarità del lago, permessi,
noleggio di un'imbarcazione adatta ad affrontare condizioni meteo che potevano essere anche proibitive, attrezzature e via dicendo. Riuscimmo a soddisfare quasi tutte le nostre richieste:
l'imbarcazione la prenotammo telefonicamente presso il mitico ristorante "Les Bois de Callian", dove avremmo poi incontrato l'altrettanto mitico gestore, nonchè profondo conoscitore del lago, Gerard Thevenon; ci equipaggiamo di minuterie e buffetterie adeguate alla
situazione, di batterie che avrebbero alimentato il motore elettrico aquistato all'uopo, decidemmo su che esche e
terminali puntare (con la riserva di
cambiarli nel caso l'ecoscandaglio ci segnalasse particolari ostacoli), risolvemmo con facilità il problema relativo alla carica dei telefoni con un semplice adattatore da applicare alla batteria del motore, calcolammo le provviste necessarie in relazione anche all'ingombro da esse procurato nell'automobile che ci avrebbe accompagnati oltre il confine, scegliemmo l'abbigliamento adatto a sopportare possibili sbalzi termici,
allestimmo due piccole cassettine dedicate al pronto soccorso e ai piccoli lavori di manutenzione dell'attrezzatura, ci
procurammo un supporto universale per il trasduttore dell'ecoscandaglio e ci munimmo ovviamente dei giubbini di
salvataggio, indispensabili, specie sui grandi
laghi. Nello specifico, per quel che
concerne i terminali e le montature, decidemmo di affidarci quasi esclusivamente all'utilizzo del fluorocarbon per la
preparazione della parte terminale della montatura, nel libraggio compreso dalle 25 alle 35 lb, le sue note qualità di invisibilità in acqua lo rendevano una scelta quasi inevitabile vista la nota diffidenza del pesce di Cassien. Un accorgimento che utilizzammo e che probabilmente funzionò fu quello di pescare con terminali non di misura standard, ma più lunghi, anche di qualche decina di centimetri, oppure particolarmente corti, questo per ottenere una presentazione e un'azione nella fase di allamatura
diversa dalla routine pur impiegando un semplice line aligner. Decidemmo che anche la lunghezza dell'hair
rig doveva essere piuttosto generosa, e utilizzammo ami dal filo robusto ma non di eccessiva grandezza,
rapportati al diametro delle boiles che scegliemmo. A monte del terminale trovava posto una girella, con un ampio anello a valle
per consentire maggiore mobilità e naturalezza alla presentazione e, sopra di essa, la classica clip
per il piombo a perdere che, in questo caso, era un'imitazione di sasso liscio o ricoperto di ghiaia. Un robusto lead core completava il tutto, collegato alla lenza madre costituita da treccia. Resta da chiedersi con cosa
avremmo attratto al nostro amo le famose locomotive della Còté d'Azur; ebbene, la scelta cadde su boiles del diametro di 18 mm preparate su una base di birdfood molto equilibrato e semplice nelle leggere aromatizzazioni di pineapple e butyric acid, banana e spezie. Preferimmo utilizzare boiles scariche in quanto a detta
di molti sembravano procurare minore diffidenza al pesce. Il quantitativo non era di quelli importanti, infatti
rollammo 4 chili di boiles per tipo, 12 in totale; è noto infatti che le pasturazioni con ingenti quantità di prodotti
non hanno mai giovato molto in quelle acque. Sembrerà impossibile ma in tre settimane non riuscimmo a finirle! Preparammo anche qualche chilo di tiger nuts e di canapa per avere un'alternativa alle classiche presentazioni, e portammo con noi anche qualche confezione di pellets molto naturali sempre alla
canapa. I giorni che precedettero la partenza furono un susseguirsi di trepidazione e fantasie...ci lasciavamo andare a ogni genere di pensiero sul possibile esito della battuta, e scongiurammo il cappotto (che non era un'ipotesi così remota) con riti che questa sede non consente di enumerare...! Consultammo
il web per tenerci aggiornati sulla situazione del lago che aveva subito un forte calo di livello nel periodo estivo e che ora sembrava lentamente riprendere la strada buona; una delle nostre paure
maggiori era infatti quella che l'acqua non salisse e si attestasse su un livello basso, rendendo la possibilità di catturare ridotta all'osso. Un'altro problema era quello legato al gran numero di angler che occupavano le poste disponibili, tanto da provocare una situazione di full a
pochi giorni dalla partenza. Ci sentivamo nelle mani del fato e impotenti di fronte a questo eventuale problema. Era giunto il momento di mettere da parte tutto ciò e prepararsi all'inizio della
sfida. Partenza fissata per le ore 00:00, il viaggio richiedeva circa sei ore più eventuali soste, Gerard apriva i
battenti alle nove e mezza, quindi avremmo avuto anche il tempo per andareal camping "Le Grillon" a ritirare la carte de péche. Con una macchina carica all'inverosimile attraversammo la pianura padana e raggiungemmo la
costa ligure dove, tra una curva e l'altra sentivamo di essere oramai vicini all'obbiettivo. La costa azzurra dormiva ancora, ma noi ci trovavamo gia all'uscita dell' autoroute, dove imboccammo la
strada che costeggia il lago. Lentamente la luce iniziò ad aumentare e dopo alcune curve iniziammo a scorgere tra gli
alberi l'acqua, velata anche da una leggera foschia mattutina, che rendeva il tutto ancora più mistico e selvaggio. Ci fermammo appena prima del ponte e scendemmo dall'auto per guardare il paesaggio
che ci circondava. La cosa che ci balzò subito allo sguardo osservando dall'alto fu che si scorgevano biwi e shelter in ogni postazione pescabile...ma la bellezza del contesto ce lo fece passare in secondo piano...eravamo caricatissimi! Scendemmo anche alla rocher americain, situata prima della riserva
dell'ovest, a Fondurane, e vi trovammo dei francesi (dalla targa delle auto li parcheggiate), chiusi nelle loro tende a dormire. Con un pò di fortuna trovammo subito il campeggio dove fare i permessi
e ci precipitammo a Les Bois de Callian ad aspettare l'apertura. Gerard arrivò e aprì il grande cancello che in quel momento per noi rappresentava la porta del paradiso. Con qualche difficoltà
riuscimmo a scendere la ripida stradina sterrata (e quando dico sterrata intendo veramente sterrata, con massi
affioranti!) e a portare l'auto in prossimitàdell'acqua e dell'imbarcazione che si dimostrò all'altezza della
situazione, vista la capienza e la stabilità. Non potemmo non entrare nel tempio del carpfishing ad ammirare le foto appese alla parete e a gustarci un caffè che ci servì una procace cameriera dalla
voce suadente. Ci soffermammo qualche minuto a palare con Gerard che ci spiegò la situazione: il lago era quasi full, e non vi era una situazione chiarissima, in quanto le catture erano incostanti e
di difficile interpretazione, qualcosa era uscito al sud e al barrage, qualcosa di interessante all'imbocco dell'ovest
(mathilde e kevin ellis) e un pescione di 25 chili su una delle plage di fronte al ponte, proprio il giorno prima del nostro arrivo. Indossammo i waders e ci mettemmo di buona lena a caricare
l'attrezzatura sulla barca....